Il percorso che ogni fibromialgico vorrebbe riuscire a fare

//Il percorso che ogni fibromialgico vorrebbe riuscire a fare

Il percorso che ogni fibromialgico vorrebbe riuscire a fare

Qualche settimana fa vi ho raccontato di Luana, una ragazza davvero speciale che è riuscita da sola ad essere asintomatica dalla Fibromialgia.

In quell’occasione vi avevo mostrato le nostre conversazioni WhatsApp e avete potuto leggere come lei sia stata in grado di rialzarsi e ristabilirsi dopo una vita di ostacoli e difficoltà.

Come promesso, vi lascio l’intervista che Luana mi ha gentilmente concesso dopo quella conversazione; un’intervista che parla di lei, della sua storia e di quanto possa essere un esempio per dare speranza, spronando tutti quei fibromialgici che ancora oggi credono che quella diagnosi sia la rovina della loro vita, anziché un punto di partenza per un nuovo percorso.

Buona lettura!

Intervista a Luana: la lotta alla Fibromialgia

numero unoVittoria: Ciao Luana, grazie di cuore per aver voluto condividere con tutti noi la tua esperienza. Presentati, raccontaci un po’ di te e della tua storia!

Luana: Ciao sono Luana, da circa 12 anni soffro di Fibromialgia.

Avevo appena sei anni quando comparve il primo sintomo. Persi l’uso delle due gambe! Immaginate cosa significa perdere la mobilità per una bambina così piccola.

Forza di volontà Luana

Per molti anni ho sofferto di coliti e avevo forti dolori ai polsi; i medici mi dicevano che si trattava di tendinite. Ero stanca, talmente stanca che non riuscivo nemmeno a fare ginnastica a scuola, proprio come racconti tu in alcune tue interviste.

Fin da piccola mi sentivo diversa: volevo giocare ed essere libera, invece spesso i dolori prendevano il sopravvento.

Successivamente iniziarono mal di testa atroci, ma tutti i medici consultati dicevano che non avevo nulla perché tutti gli esami erano perfetti.

Intanto però io soffrivo.

Il mio corpo urlava un dolore incessante che non mi dava tregua. E io, oltre a soffrire nel corpo, soffrivo anche nell’anima.

Iniziai a soffrire di attacchi di panico, a urinare 30 volte al giorno, facevo fatica a camminare e spesso cadevo in mezzo alla strada.

Sono arrivata a collezionare più di 100 sintomi: un mix letale di dolore che mi accompagnava sempre.

Ero disperata e sola perché nessuno sembrava sentire il mio dolore.

Dodici anni fa mi venne fatta la diagnosi di Fibromialgia dal mio medico di famiglia, il quale disse che non c’era una cura per poter guarire.

Leggi anche: a cosa sono legati i dolori articolari diffusi, tipici della Fibromialgia? >

Sette anni dopo andai da un reumatologo che confermò la diagnosi dicendomi che avrei dovuto assumere farmaci e antidolorifici potenti a vita, tra cui un miorilassante per dormire e antidepressivi.

Ma io non sono mai stata depressa!

Presi solo gli antidolorifici per due anni, ogni tot mi aumentavano le dosi del farmaco ma il miglioramento durò poco. La notte non dormivo neanche col miorilassante, ero disperata: facevo pipì 6 volte a notte senza bere nemmeno un goccio d’acqua.

Decisi quindi di buttare i farmaci, mi resi conto che non servivano a nulla se non ad intossicare il mio corpo, così decisi di cominciare a cercare delle soluzioni alternative.

Il contatto con Vittoria: la luce in fondo al tunnel

numero dueVittoria: come sei arrivata a me? Cosa stavi cercando in quel momento?

Luana: cercando su Google la parola “Fibromialgia” trovai il tuo sito; lessi tutta la tua storia, guardai tutti i tuoi video, presi spunto da ogni tua parola, mi lessi la tua testimonianza e imparai ad accogliere un nuovo punto di vista.

In quel periodo non stavo lavorando, quindi non potevo permettermi di mettermi nelle tue mani e intraprendere un percorso di crescita personale.

Tutto quello che dicevi però era vero per me: la lotta alla fibromialgia si può vincere e si può vivere una vita normale, basta imparare a gestirla.

Così decisi di uscire da questo inferno documentandomi sempre di più su internet e dedicando a me stessa un’ora al giorno, mentre il resto del tempo lo dedicavo ai miei figli.

numero treVittoria: cosa ha fatto per te la differenza? Quali studi? Quale atteggiamento? Quali testi consiglieresti alle persone che, come te, soffrono di fibromialgia? Cosa consiglieresti in generale a quelle persone che viene fatta una diagnosi di fibromialgia definita ancora oggi una malattia cronica e incurabile?

Luana: passavo ore su internet e tra le tante cose che mi hanno aiutata in questo percorso verso la guarigione non posso non menzionare il libro di Claudia Rainville che mi ha davvero illuminata:

>> “Il Grande Dizionario della Metamedicina” 

Claudia spiega come la mente sia in grado di farci ammalare, ma è altrettanto in grado di innescare processi di autoguarigione.

Se siete fra coloro che si interrogano sul senso profondo della loro malattia, questo libro potrebbe condurvi alle cause profonde e dare il via ad un vero processo di autoguarigione; potrebbe essere il primo passo della vostra lotta alla Fibromialgia.

Il principio su cui si basa è molto semplice: leggere i sintomi come messaggi del corpo.

È una chiave semplice, fondata su un’enorme casistica, per comprendere cosa c’è dietro una malattia e guarire.

La metamedicina va al di là della semplice cancellazione del dolore o della scomparsa dei sintomi, incentrandosi sulla ricerca del fattore responsabile dei disturbi. Ecco perché un grosso lavoro su sé stessi è fondamentale per abbandonare così tanto dolore e tornare a vivere per davvero.

Nella metamedicina il dolore, il malessere ο l’affezione sono considerati segni precursori dell’incrinarsi dell’armonia in una parte dell’organismo; far scomparire questi segnali senza ricercare l’informazione di cui sono forieri sarebbe come disinserire l’allarme antifumo dopo che ha rilevato un focolaio d’incendio.

Ignorando l’allarme, rischiamo di trovarci nel bel mezzo delle fiamme, ed è precisamente quanto fanno coloro che inghiottono una medicina senza cercare di capire quale sia l’origine del segnale.

Questo non implica automaticamente che sia necessario rifiutare una medicina che potrebbe darci sollievo: significa invece non limitarsi a voler cancellare il dolore ο a voler far scomparire i sintomi, ma voler eliminare anche ciò che ha potuto originarli.

Tra le tante ricerche e grazie alle tue condivisioni, venni a conoscenza di un’altra donna straordinaria: Louise Hay.

Con lei ho imparato quanto i pensieri siano importanti per recuperare energie, rigenerare il corpo e calmare la mente.

Un libro che mi ha letteralmente cambiato la vita e mi ha regalato moltissimi spunti su cui poter lavorare su me stessa è:

>> “Puoi guarire la tua vita”.

Iniziai a svolgere numerosi esercizi ogni giorno, a rielaborare il mio dialogo interiore negativo in positivo e a ripeterlo ad oltranza.

Facevo esercizi allo specchio, proprio come suggerisci tu, mi impegnavo e mi impegno tutt’ora a meditare costantemente.

Grazie ai miei studi e alla mia costanza, in soli 3 mesi iniziai ad avere grandi miglioramenti; questo è esattamente quello che è accaduto anche a te Vittoria, quando dici che il 50% dei tuoi dolori era diminuito drasticamente dopo soli 90 giorni; avevo cominciato la mia lotta alla Fibromialgia!

Io sono convinta che la mente gioca davvero un ruolo fondamentale nella guarigione!

Chi ancora non ci crede vivrà sempre nella rabbia, nella paura e nella frustrazione.

Io, te e molti altri siamo l’esempio che autonomamente è possibile risollevarsi.

Per ottenere questi risultati però bisogna volerlo con tutte le proprie forze, altrimenti nulla cambierà e la Fibromialgia avrà la meglio.

numero quattroVittoria: cosa credi sia la fibromialgia? Come la definiresti?

Luana: la definisco una bestia che logora e che ti uccide ogni giorno.

La decisione di Luana e gli effetti visibili ancora oggi

numero cinqueVittoria: quanto è difficile prendersi la responsabilità della propria vita? Ma soprattutto, quanto è difficile affrontare un percorso così impegnativo da sola?

Luana: ero davanti ad un bivio: vivere o sopravvivere.

Prendersi la responsabilità della propria vita e della propria salute è per tutti, ma non è da tutti. Molti si lamentano e hanno fatto del loro dolore la loro zona di comfort, soffrono ma non fanno nulla per migliorare la loro condizione.

Prendersi sempre cura di sé è un grande impegno: molti di noi non ne sono abituati e ricordarsi che noi siamo la nostra priorità ci può suonare strano, ma è davvero così.

Mano con cuoreBisogna imparare ad amare noi stessi perché è proprio l’amore che ci salverà: quando ti ami ti metti al primo posto e sei disposto a lasciare andare tutto ciò che ti fa soffrire pur di riappropriarti della tua vita e della tua serenità.

Di fronte a quel bivio tra vivere e sopravvivere sei chiamato a fare una scelta: io ho scelto la prima!

Vittoria: chiudi con un consiglio, ricordaci da dove cominciare. Sono molte le persone che devono combattere una lotta alla fibromialgia e non sanno dove sbattere la testa…

Luana: cominciate da voi stessi, fate ricerca, sperimentate e fate costantemente gli esercizi consigliati da Vittoria.

Uscite dal ruolo di vittime e iniziate ad amarvi e a prendervi cura di voi, sempre, costi quel che costi.

Smettetela di raccontarvi scuse: io non avevo un euro per curarmi, ho fatto tutto da sola sfruttando tutte le risorse gratuite trovate sul web e investendo tempo nell’ascoltare e leggere le parole che Vittoria condivide da anni.

Lotta alla fibromialgia

Grazie di cuore Luana per il tuo tempo, il tuo esempio, la tua energia e la voglia di passare il favore.

Grazie da parte mia e di tutte le persone che decideranno di leggerti e sceglieranno di tornare a vivere, proprio come abbiamo fatto noi.

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Infine, se vuoi approfondire e vuoi iniziare a prenderti la responsabilità della tua vita, ti consiglio di dare un’occhiata al video corso che ho reso disponibile sul mio sito, clicca qui > 

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By | 2018-11-07T14:54:41+00:00 7 novembre 2018|Amore di Sé|0 Commenti

About the Author:

Mi chiamo Vittoria Diamanti, sono una Life Coach e Insegnante certificata Heal Your Life®. Aiuto le persone ad amarsi, a compiere i primi passi alla scoperta di sé stessi e ad eliminare barriere e limiti che impediscono loro di essere liberi.

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